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Ce ne sono più di quante si possa immaginare. Mi riferisco sia alle spiagge che alle necropoli presenti sul circoscritto territorio di Villasimius. Solo che le spiagge calamitano prima delle necropoli l’occhio, e queste ultime finiscono per passare inosservate.
Eppure in posizione strategica, affacciate sul mare a regalare l’ultimo e più spettacolare panorama che si possa immaginare, si trovano le eterne dimore di uomini prenuragici, nuragici e fenici.
E’ sorprendente pensare che la stragrande maggioranza dei turisti e visitatori occasionali non ci faccia caso, ma tracce della presenza dell’uomo neolitico sono presenti anche nella prossimità della Spiaggia del Riso in quelle domus de janas per altro facenti parte di una tipologia particolarmente rara in quanto dotate di corridoio d’accesso.
Altra necropoli che per nascere ha scelto un sito particolarmente sublime è quella di Accu nell’area della spiaggia di Is Traias. La spiaggia si trova poco distante dalla più nota e centrale di tutta Villasimius, la Spiaggia Simius, e ospita in posizione dominante una necropoli che pare essere stata utilizzata per un periodo davvero ampio che va dal I secolo fino al IV secolo d.C.
Sono state individuate circa trenta tombe, alcune delle quali ancora totalmente intatte. Questo ha consentito agli studiosi di recuperare i corredi funerari sorprendentemente completi e integri. Le tipologie di sepolture utilizzate sono diverse, soprattutto a causa dell’arco di tempo nel quale la necropoli è rimasta in uso. Si sono ritrovate sepolture in urna, ad inumazione in fossa e ad enkytrismos.
Questi siti di particolare fascino meritano davvero di essere visitati e consentiranno una conoscenza più approfondita del fantastico territorio di Villasimius, fatto di sole, mare e tanto altro ancora.
Fra le meraviglie di questa cittadina sorta solamente agli inizi del 1800, definita per questa la giovane della costa orientale, c’è indiscutibilmente da ricordare l’affascinante Museo Civico.
Nascosto in una stretta diramazione della via principale di Villasimius, Via del Mare, il Museo si presenta come libro aperto grazie al quale attraversare e riscoprire le diverse fasi storiche che il territorio ha attraversato. La quantità di eventi e la loro varietà, raccontati tappa per tappa all’interno della numerose stanze del museo vale sicuramente la visita.
Non sorprenderà scoprire che la storia della bella Villasimius è principalmente legata al mare, come non sorprenderà respirare quell’atmosfera fascinosa e magica che vive all’interno della sala più ricca del museo, quella del Mare appunto. E’ qui che sono custoditi interessanti ritrovamenti ripescati dai fondali marini della costa limitrofa. Affascinante anche la Sala del Santuario, con i resti eccellentemente conservati dell’antico tempio fenicio romano. I vacanzieri di oggi non sono stati certo i primi a scoprire la meraviglia di questo angolo di paradiso. I fenici dal canto loro decisero di dedicarlo alle proprie divinità.
Da visitare anche la Sala del Relitto. All’interno troverete porzioni di un prezioso relitto databile intorno al 1500. La nave catalana con probabilità venne colpita dalle pericolose correnti che a largo della costa ancora oggi battono le imbarcazioni azzardate.
All’interno del Museo Civile anche una bella riproduzione di una statua di donna romana in marmo. Oggi è conservata nella casa parrocchiale ma fino a non tropo tempo fa la matrona datata I secolo d.C. venne venerata come Madonna.
Chiuso il vostro tour all’interno del museo vedrete la piccola e bella Villasimius con un occhio più vigile al particolare ed attento alla sua storia.
Claudia Zedda
E’ di fondamentale interesse archeologico e storico l’antico porto fenicio. Il sito è oggi facilmente raggiungibile, imboccando, oltre la spiaggia di Campus, in direzione di Campulongu, una strada sterrata che conduce direttamente ad un complesso di colline, che almeno dopo il VII a.C, ospitarono comunità fenicie. Questi si stanziarono nella collina più bassa, ritenendo il luogo ottimo per la creazione di un porto naturalmente protetto, in prossimità della foce del Riu Foxi, allora navigabile. La colonia commerciale era dotata di una buona mole di magazzini, dei quali restano tracce archeologiche molto interessanti, erano presenti una discreta quantità di case private, a sottolineare la floridezza del porto, e come spesso accadeva in prossimità di approdi marittimi, era presente un tempio dedicato a divinità femminili, nel nostro caso il tempio era votato ad Ashtart, dove con ogni probabilità si praticava la prostituzione sacra. Sono convinti di questo gli studiosi che in sito hanno ritrovato vasetti, che contenevano con ogni probabilità unguenti profumati e uno scolatoio di immani dimensioni che richiama simbolicamente il fallo. Nel 540 a.C. l’insediamento fenicio viene attaccato e bruciato da un’aggressione cartaginese, da porsi in relazione alle schermaglie in atto per il dominio delle isole. Il fuoco, paradossalmente ha consentito che le strutture di cui abbiamo detto si conservassero, visto che attraverso la cottura muri e soffitti hanno potuto resistere all’aggressione del tempo. Il loco, abbandonato dopo l’aggressione dai fenici, verrà abitato solo successivamente dai romani.
Claudia Zedda
La fortezza si impone ancora oggi elegantemente su d’un promontorio poco distante dal Capo Carbonara. E’ visibile dalle torri di Capo Boi, Porto Giunco e Cala Caterina, ed ebbe in passato lo scopo di controllare il porto
di Capo Carbonara, e dare ospitalità ai corallari e pescatori.
L’analisi dei residui murari, hanno consentito agli studiosi di ipotizzare la presenza di una primitiva struttura già dal XIV secolo. E’ in questo periodo che Carbonara passa agli aragonesi, i quali la concederanno come feudo alla famiglia Carroz, la quale fu fondamentale per la conquista della stessa Sardegna. I primi innesti spagnoli, dovrebbero risalire all’incirca al 1580-1590 e sono imputabili alla politica di fortificazioni delle coste sarde attraverso torri fra loro collegate, voluta da Filippo II, contro gli attacchi turco-barbareschi, terrore in quei decenni e non solamente, della popolazione sarda. Si sa per certo che tra il 1590-1 la fortezza venne insediata da una guarnigione che doveva vigilare sulla tonnara. E’ da questo momento che la fortezza acquista un ruolo fondamentale nella difesa delle coste sarde. In epoca sabauda la torre non venne abbandonata, rimanendo organo attivo di difesa della costa. Nel 1767 ospitava un capitano, tre soldati e due cannoni. Fu soggetta a perenni rivisitazioni nella sua struttura. Nel 1812, riuscì a resistere un attacco barbaresco sotto i colpi del quale, erano cadute la torre di
Serpentara e quella dell’isola dei Cavoli. Il 1847 è data importante per la vecchia fortezza. L’ultimo capitano della torre, l’alcaide, venne licenziato. La struttura cadde in uno stato di abbandono e divenne riparo dei pastori, fino al 1968, data dalla quale partirono i primi restauri della torre e si riscoprì interesse per la struttura, divenuta oggi museo ospitante la mostra permanente “Enemigos de la Fè”. Il biglietto costa 1 Euro per gli adulti, mentre è gratis per i bambini dagli 0 ai 6 anni, cosi come gratis si può usufruire dello spettacolo che al tramonto è offerto ai turisti, di un sole che illumina la regale torre, e che va a morire oltre le coste che salutano la fortezza, cullati da una risacca sempre pacata, mossa appena dal placido ritorno in porto delle barche. Da visitare assolutamente. E per meglio ancora avvicinarci alla vita che fu della torre, presentiamo un documento del 1788, nel quale si invita l’Ammiraglio della torre, ad allontanare la moglie dalla fortezza, donna che aveva introdotto nella struttura militare, non idonea al sesso femminile secondo quanto risulta dalla lettera, senza richiesta alcuna. Ecco quanto riportato dalla missiva.”E’ pervenuto a notizia di quest’Ill.mi Sig.ri Ammi.ri che voi senza permesso neppure del Colonnello delle Torri abbiate recata in codesta Torre alla vostra moglie. Simile maniera di operare dovea incontrare la disapprovazione de’ prefati Sig.ri Ammi.ri; mentre non dovete ignorare, che non convenga la permanenza delle donne nelle Torri, ed ove vi concorra legittima causa dovete quella susseguirla alla Reale Amm.e, od almeno al d.o Colonnello, il quale facendone relazione alla med.a Reale Amm. E possa determinarsi se debba o no accordarsi il permesso. Di loro ordine pertanto vi incarico di pensare all’allontanamento di vostra moglie da cod.a Torre guardandovi di fare il contrario. Cagliari li 7 Febrajo 1788 Reale Amm.e Guiso Segr.o A Gius.e Ignazio Mattana Alcaide della Fortezza vecchia“.
Claudia Zedda
Quella che oggi a noi appare piccola chiesa fuori porta, solitaria e sempre ravvivata da lumi che Si trova nella piana detta di Santa Maria, ed è facilmente visibile a lato strada. L’edificio doveva essere parte integrante di una villa rustica romana eretta non più tardi del I sec. d.C. Assolveva ad una funzione di piccolo edificio termale, dotato di un calidarium, ossia un ambiente d’accesso riscaldato e di due praefurnia, che ospitavano i fuochi il cui scopo sarebbe stato quello di riscaldare il vano principale. Ancora oggi sono visibili frammenti di quella cinta muraria, costituita da mattoni di granito della zona e legati da malta di calce. Altra fase vissuta dal piccolo edificio, è quella cristiana. In questo frangente il calidarium perdendo le sue funzioni precedenti, continuerà ad ospitere la statua della matrona romana, risalente al I sec. d.C. che perennemente ardono e che i fedeli non consentono si spengano, ha una storia ricca di risvolti e particolari. ancora oggi è conservata
presso il Museo Archeologico di Villasimius, e che venne ritenuta con ogni probabilità la rappresentazione della Vergine. L’edificio si farà dunque casa del culto votato alla stessa. Tra il periodo imperiale e Alto Medievale, il pavimento, ospiterà nel versante occidentale, anche alcune sepolture. Al 1920 corrisponde la sua ultima ricostruzione.

per vicissitudini avverse, negli anni cinquanta del novecento. Il materiale estratto dalla Cava Usai e semilavorato in loco, è stato utilizzato per la realizzazione di grandi opere sarde come ad esempio, parte del lastricato della famosa Via Roma di Cagliari. Claudia Zedda

























